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Frammento da un diario giapponese: Capitan Ciccio e il Satiro Danzante

satiro danzante
” […]
La prima volta che incontrai la Principessa Imperiale T. fu con la scultura tornata dagli abissi.La storia è questa: come elemento principale di attrazione per il Padiglione Italiano all’Expo Universale di Aichi del 2005, eravamo riusciti ad ottenere l’invio in Giappone del Satiro Danzante, la splendida scultura greca persa in un naufragio oltre duemila anni fa, e ritrovata in fondo al mare al largo di Mazara del Vallo nel 1997, da un peschereccio.
Come evento di lancio, prima dell’invio della scultura a Nagoya, fu organizzata a Tokyo una prima esposizione presso il museo di Ueno, alla cui inaugurazione parteciparono molte personalità venute apposta dall’Italia: Ambasciatori, Ministri, Presidenti di Regioni, Presidenti di Province, Sindaci, e chissà quanti ancora.Di sera, essendo allora il numero tre dell’Ambasciata, mi occupai anch’io dell’inaugurazione della mostra.Il Satiro Danzante era stato sistemato sotto una sorta di duomo blu scuro, come a ricordare l’abisso che lo aveva custodito così a lungo.

Al suo fianco, sul palco della sala, tutti gli italiani schierati da una parte.

Dall’altra parte del palco, in piedi da sola, immobile con un lieve sorriso, l’ospite d’onore, la Principessa Imperiale T.

Primo discorso della delegazione italiana. Applausi.

Principessa immobile, come previsto.

Ancora discorsi. Lunghi. Infiniti. Ogni notabile deve dire la sua.

Applausi.

Principessa sempre immobile, come da cerimoniale.

Tutto procede fino a quando alla fine, fuori programma, qualcuno pensa di presentare al pubblico l’unica persona che non era stata mai nominata per tutto l’evento.

Allora un uomo si muove sul palco con esitazione, prima sospinto da mani amiche. Poi si fa avanti, con malcelata timidezza: è un signore piuttosto basso, grassottello, con un completo scuro che forse indossa raramente.

Lo presentano al pubblico, mentre sul palco i notabili si guardano tra di loro, si domandano se era proprio necessario, perché si tira tanto per le lunghe?

Ma finalmente l’identità dell’uomo viene svelata: è il Comandante del peschereccio “Capitan Ciccio”, che ha trovato il Satiro Danzante.

E’ proprio lui. Quello che lo ha visto uscire dall’acqua salata, in mezzo alle onde, incagliato nelle reti.

Ha un foglietto stropicciato in mano, legge due o tre frasi. Brevissime.
La traduzione è esitante, non segue.
Lui è spaesato, cerca con gli occhi nel pubblico qualcuno che riconosce.

Il Comandante del Capitan Ciccio.

Il pubblico mormora “Ciccio? Sì, credo Don Ciccio”. In realtà il nome è un altro, si chiama Ardagna, ma ormai – forse anche per la traduzione incomprensibile, per tutti è diventato Don Ciccio.

E’ la persona che quel giorno nel vento ha gridato forte ai marinai di fermare il motore, che si è affacciato e ha riconosciuto, sotto il corallo e le alghe, la bellezza di un’ispirazione antica, forse divina.

Lui, che in quell’alba, per un incredibile destino, si è trovato all’incrocio di due rotte, di due vite che si sono toccate in quel punto esatto del Mare Mediterraneo, ed è stato il primo essere umano ad aver fissato negli occhi quella creatura magica, dopo duemila anni, dopo generazioni e generazioni di buio e di correnti sottomarine.

Don Ciccio.

Allora però attenzione: tutt’a un tratto sul palco la Principessa, finora totalmente immobile, si muove.
Si volta verso di lui.
Gli sorride.

E in quel momento, nel silenzio assoluto, da una parte all’altra della sala, una triangolazione magica si chiude perfettamente: il Satiro Danzante, Don Ciccio, la Principessa Imperiale.

Don Ciccio è pietrificato.

Poi la Principessa, sempre rivolta verso il comandante del peschereccio, si inchina profondamente.

Immobile il pubblico.

Immobile il Satiro Danzante.

La sala esplode in un applauso fragoroso.

Don Ciccio è ormai rosso come un pomodoro.
Piange.

In queste isole, ho pensato, gli Dei ancora riescono a intervenire per correggere le nostre mediocrità, e salvarci da trame e mezzucci.

[…]


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