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Zodiaco d’Oriente. Il 2018 è l’Anno del Cane, in cui fare quadrato e sostenersi a vicenda con lealtà e determinazione

 

dogLo scorso 16 febbraio, tutta l’area che viene chiamata “mondo sinico” ha celebrato il capodanno cinese, entrando quindi ufficialmente nell’anno del Cane. Si tratta, inutile dirlo, di un’area molto vasta e popolosa. Secondo lo storico giapponese Nishijima Sadao (1919-1998), esiste una “sfera culturale cinese” o “asiatica orientale”, riconoscibile per la sua condivisione del confucianesimo, del buddismo e del taoismo. Essa include, oltre alla Cina e Taiwan, anche il Giappone, la Corea (entrambe), il Vietnam e alcune aree tra la Mongolia e l’Himalaya.

Anche il sinologo americano Edwin O. Reischauer (1910-1990) indica un’area più o meno corrispondente, che definisce appunto “mondo sinico”, definito da una scrittura comune basata su caratteri cinesi, dove la Cina ha avuto storicamente un ruolo simile a quello che in Europa svolse l’Impero di Roma, attraverso la diffusione della cultura latina.

Una definizione più ampia di questo “mondo sinico” è quella data da Samuel P. Huntingdon (1927-2008), autore del noto “Lo scontro delle civiltà”. Huntingdon infatti vi include non solo la Mongolia, ma anche le comunità cinesi distribuite nel Sud Est asiatico e altrove nel globo, considerandole parte di un gruppo umano fondato su un’identità culturale più che religiosa, e destinato prima o poi ad opporsi con determinazione all’egemonia occidentale.

In ciascuna di queste interpretazioni è prevalente l’aspetto della “comunità culturale”. Quando si parla di grandi numeri, è lecito generalizzare, e quindi ritenere che nel “mondo sinico”, ovunque esso si manifesti, siano riscontrabili dei tratti culturali comuni, per esempio la tendenza a far prevalere le scelte della comunità su quelle del singolo individuo, o il perdurare di un sistema gerarchico basato sull’anzianità.

Sempre generalizzando, si può osservare che anche all’estero, le comunità provenienti dall’Asia orientale mantengono un’identità forte, rispettano le loro tradizioni, e di regola mostrano un certo orgoglio culturale nel rapportarsi con l’Occidente e con gli occidentali, orgoglio sicuramente fondato sulla consapevolezza di far parte – e di essere portatrici – di una civiltà millenaria.

Non a caso, anche nei moderni contesti urbani multietnici, lo stile confuciano comune al “mondo sinico” si distingue per una concezione fiera del proprio passato nei confronti di chi discende dagli ex colonizzatori, un atteggiamento dove prevale lo spirito positivo, competitivo, imprenditoriale, uno spirito che sa di recupero e di rivalsa, e rifugge il vittimismo e la recriminazione.

Un rito di passaggio come il capodanno cinese, che interessa oltre un terzo della popolazione mondiale e viene celebrato anche nelle nostre città, oltretutto caratterizzato dal simbolismo legato a uno specifico animale, merita attenzione. Se poi si aggiungono altri fattori come le armonie celesti, la fortuna, il caso, o anche la semplice superstizione, allora perché non immaginare che quel fenomeno possa influenzare anche la nostra vita quotidiana?

Chi nelle ultime settimane ha fatto una passeggiata in una delle nostre chinatown, o ha trovato rifugio dal freddo sedendosi davanti a una zuppa bollente di Wun Tun, avrà notato tutto intorno un fiorire di immagini, cartoline, sculture raffiguranti il cane, segno zodiacale di quest’anno.

Il nostro zodiaco si affida a dodici segni, quello cinese è composto di dodici animali, tigri, topi, cavalli e dragoni, con la differenza però che procede di anno in anno. Ci sono delle minime varianti da paese a paese. In Giappone si dà a certi segni un’immagine più selvatica, ma forse è solo una questione di stile. Per esempio, nel Sol Levante il coniglio si trasforma in lepre, e tutto sommato è comprensibile che una ragazza giapponese preferisca dichiararsi del segno del cinghiale, piuttosto che del maiale.

Il calendario cinese ruota in cicli di sessant’anni, con un animale che ritorna ogni dodici anni, al quale si accoppia ogni cinque anni un elemento: Legno, Fuoco, Terra, Metallo e Acqua. Nella tradizione, l’animale dello zodiaco influenza non solo il carattere di chi nasce in quell’anno, ma anche le decisioni da prendere, l’atmosfera generale, la situazione globale. L’anno scorso era l’anno del Gallo, bisognava dedicarsi alla ricerca creativa, inventare, esagerare, far sentire la propria voce. Quello precedente era governato dalla Scimmia, era ispirato alla versatilità e alla bravura, lo scopo della vita diveniva migliorarsi, cimentarsi nel maggior numero possibile di attività.

Dal 16 febbraio siamo entrati nell’anno del Cane di Terra. Cosa ci possiamo aspettare?

Intanto, più equilibrio. Il segno di Terra è una forza stabilizzatrice, conservatrice, e questo cambia rispetto all’anno scorso, che subiva l’elemento Fuoco, foriero di disarmonia e impulsività. Chissà, forse anche nella politica nazionale potremo fare a meno di alcune delle figure più divisive e indisponenti che invece hanno imperversato nell’anno passato.

Dal punto di vista personale, secondo l’astrologia cinese, quello del Cane sarà un anno in cui non procedere da soli. Le parole chiave di questo archetipo si riferiscono alla comunità, piuttosto che all’individuo: lealtà, fedeltà, sostegno reciproco, parole tipiche per un animale che si muove in branco.

Chi nasce sotto questo segno è socievole, lavora duro e comunica bene. Nei prossimi mesi sarà preferibile prendere decisioni importanti solo dopo averne parlato con gli amici, i familiari, i colleghi di lavoro, a seconda dell’argomento.

Il Cane di Terra sarà di buon auspicio per chi si dimostrerà generoso e consapevole delle necessità di chi lo circonda. Al solito c’è sempre qualche aspetto a cui fare attenzione, così quest’anno potrebbe rivelarsi più difficile e stancante per i nati negli anni del Drago, della Pecora e del Gallo, mentre per chi è della Lepre, della Tigre e del Cavallo sarà un anno migliore del precedente.

Infine, un consiglio speciale per coloro che intendono la propria vita come una sfida, una lotta, una competizione. Sarà preferibile limitare le offensive a tutto campo. Occorrerà al contrario concentrare le forze, procedere per obiettivi mirati, assicurandosi sempre di poter contare sul sostegno necessario. Altrimenti, meglio assumere una posizione difensiva.

Insomma, quello del Cane sarà un anno in cui fare quadrato, difendersi l’un l’altro con lealtà e determinazione, ma senza preoccuparsi troppo.

In fondo, “cane che abbaia non morde”.

 

 

(da Il Primato Nazionale, marzo 2018)