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10 febbraio 2015: permesso ricordare, vietato raccontare. Pericoloso giudicare.

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Norma Cossetto (Nata a Visinada, 17 maggio 1920 – uccisa ad Antignana, il 4 o 5 ottobre 1943)

 

Laureanda in storia e filosofia all’Univerità di Padova, ai primi di ottobre del 1943 fu catturata dai partigiani e condotta all’ex caserma della Guardia di Finanza di Parenzo (Porech) insieme ad altri parenti, conoscenti e amici.

La sorella Lidia riuscì a raggiungerla, e tentò inutilmente di ottenerne il rilascio.

Qualche giorno più tardi Visinada fu occupata dai tedeschi, cosa che spinse i partigiani a effettuare un trasporto notturno dei detenuti presso la scuola di Antignana, adattata a carcere.

Lì Norma Cossetto, che aveva 23 anni, fu tenuta separata dagli altri prigionieri, e sottoposta per ore a sevizie e stupri dai suoi diciassette carcerieri, che abusarono di lei, ferendola e torturandola mentre era legata a un tavolo.

L’episodio fu riferito da una donna che abitava davanti all’edificio dove si trovavano i prigionieri. La donna,  sentendo i gemiti e i lamenti della ragazza, appena buio – e approfittando dell’assenza dei criminali – osò avvicinarsi alle imposte socchiuse e vide Norma legata al tavolo, nuda e sanguinante.

La notte tra il 4 e 5 ottobre tutti i prigionieri, le mani legate con il fil di ferro, furono condotti a piedi dalla scuola a Villa Surani.

Lì i partigiani li gettarono ancora vivi in una profonda foiba. Le tre donne presenti nel gruppo furono di nuovo violentate dal branco sul posto, prima di essere gettate a loro volta nella foiba.

Alcuni anni fa, ho avuto la fortuna di incontrare Lidia Cossetto, sorella di Norma.

Mi raccontò che nel dopoguerra, fu convocata da un questore, che la diffidò dal raccontare ciò che i partigiani avevano fatto a sua sorella. Venne avvertita che avrebbe rischiato l’arresto.

L’Italia è stata anche questo, ma anche a me, di recente, si è cercato di impedire di raccontarlo.

Forse mi è ancora vietato giudicarlo.

 


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