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marzo 15th, 2016 - 17:26 § in Giappone, News, Rassegna Stampa, Varie

Il torbido viaggio al termine del Giappone di un samurai d’occidente (Alessandro Giuli sul Foglio, 12 marzo 2016)

Distillare il sacro dal lurido e dal malvagio. Come l’oro dal piombo. Vasto programma. Eppure è esattamente questo il messaggio, il compito o la condanna che può emergere dalle remote cavità interiori della modernità. Tutto sta a capirlo, ma per comprendere c’è bisogno di un trauma, un’increspatura violenta nella superficie dell’irrequieto vivere ordinario, una discesa agli inferi. Ed è a questa consegna oltretombale che si ritrova avviticchiato Alex Merisi, fotografo con ambizioni cinematografare, italiano cresciuto a Londra e in cerca di rifioritura fra i ciliegi di Tokio, protagonista di “Doromizu. Acqua torbida” (Mondadori), il primo romanzo di Mario Vattani, scrittore en amusant con alle spalle una già ragguardevole carriera in diplomazia (fra l’altro, console generale in Giappone, va sans dire).

Alex sogna il cinema d’essai ma lavoricchia nel porno; vagheggia l’amicizia ma la troverà soltanto nel sottosuolo della yakuza, e si troverà presto nei guai per via di un non-amico britannico, ricco, avvampato di brame, che schiatta in circostanze imbarazzanti e lubriche; Alex coltiva l’eros nipponico nelle sue indicibili screziature di violenza, sottomissione, promiscuità. Insomma va verso la vita e la riconosce nella interminabile galleria delle sue manifestazioni contemporanee, come tante stanze più o meno abusivamente occupate da dèmoni abbaglianti di una civiltà, quella giapponese, fagocitata dalla sua natura inferiore. Torbida, appunto, come recita il titolo del romanzo, ma pur sempre equorea, sfuggente anche a se stessa. La narrazione è agitata dal vento greve del denaro, dalla paura dell’autorità e dalla dissimulazione vergognosa, dalla nauseata impossibilità di una completa integrazione nei codici e nei corpi frenetici di Tokio, coerente isola-metropoli descritta come un’escrescenza uniforme, gonfia di alcol e inibizioni, asserragliata nelle sue barriere invalicabili (classe, censo, sesso, lingua…) ma non priva di vie di fuga. L’eros è una di queste e ha il volto di due donne a modo loro complementari, al punto da confondersi: una degna d’amore nella completezza di un futuro soltanto fantasticato, l’altra posseduta nel vuoto di un presente meccanico, delicatamente triste.

In questo arco teso tra la solitudine invitta e il gesto perfetto del finale a sorpresa, tra la frammentazione dei tanti piccoli favi in cui l’uomo-massa apre o chiude la propria esistenza e l’irruzione improvvisa di un senso che riscatta dall’inerzia; in questa iperbole immatura disegnata da uno straniero in cerca di patria adottiva, si dispiega il non breve viaggio al termine del Giappone che Vattani serve al lettore dopo averne provato – indoviniamo noi – e filtrato su di sé molte limacciosità. Perché Vattani non è soltanto un esploratore di mondi che sanno stare al mondo, è anche artista e cantore di sottocultura, arciere e kendoka d’occidente, e la sua biografia narra di un corpo a corpo con la vita ma quella vera. Ecco perché il lignaggio e il destino della sua invenzione letteraria non sono scritti in un libro o nello spartito di una sinfonia, no, sono tatuati direttamente sulla sua carne. Incisi nella pelle viva di Alex, quindi, nella duplice forma degli emblemi europei e del drago giapponese ricamato in modo tradizionale, come dice ilare e fiero il suo amanuense-benefattore Horitoshi: “… sono riuscito a unire il nostro drago azzurro con le potenti e antiche creature che vengono dall’altra parte della terra, dalla Grecia, dall’antica Roma”.

E questa mappa metafisica germogliata all’ombra dell’amicizia meno raccomandabile, che in genere è la migliore, diventa anagnorisis, riconoscimento del proprio sé profondo che torna a vibrare nel santuario di Yasukuni, dove l’ingombrante eroismo militare giapponese si fa accumulatore energetico della stirpe, il vortice quieto e solenne dei kami, gli spiriti avìti, e s’incontra con la memoria selettiva degli europei, compresi i leoni italiani di El Alamein. Ed ecco allora l’audacia del gesto perfetto, ancorché costosissimo, balenare nel sangue di Alex, quel suo “dare il meglio di sé” senza pensare all’utile, alla colpa o al perdono – malattie mediorientali… Ecco la totalità in cui soffia un vento non più greve, perché è l’alito purificante del numinoso, il vento degli antenati (kamikaze) che parla di onore, coraggio, lealtà: figure inaccessibili come i dèmoni delle montagne giapponesi disabitate dal volgo, percorse dal chiarore niveo del silenzio.

 

Alessandro Giuli

 


marzo 7th, 2016 - 17:45 § in Giappone, News, Rassegna Stampa, Varie

“Doromizu” il thriller dal sapore nipponico già pronto per una serie tivù. Tra karaoke, night e luci rosse (Libero, 5 marzo 2016)

  Mario Vattani non è mai lì dove ti aspetti di trovarlo. Diplomatico, ex console a Osaka, te lo immagini in ricevimenti altolocati e incontri istituzionali, non certo a cantare a una festa di CasaPound, dove lo pizzicò l’Unità, montando una caccia alle streghe ovviamente e giustamente ar[...]


marzo 7th, 2016 - 17:16 § in Giappone, News, Rassegna Stampa, Varie

“Doromizu” di Mario Vattani: il più bel romanzo giapponese è stato scritto da un italiano (Il Giornale, 1 marzo 2016)

Articolo di Massimiliano Parente per il Giornale di martedì 1 marzo 2016 A tutti sarà capitato di avere un’amante che durante il sesso non si muove e resta lì come una salma, tipo Belén nel famoso sextape che a tutti sarà capitato di vedere pensando di vedere chissà cosa. Tuttavia in Giapp[...]


febbraio 24th, 2016 - 16:14 § in Varie

Non c’è giapponese migliore di un gaijin morto (Il Giornale OFF, 23 febbraio 2016)

All’inizio striscia nell’acqua torbida del ventre di Tokyo attraverso la patina umida dello sguardo fisheye di pesci sguazzanti già pronti per il desco. Alla fine cala come l’ala di un aeroplano kamikaze che sgancia sul Belpaese la bomba del protagonista, Alex un italiano nippofilo, costretto[...]


febbraio 24th, 2016 - 16:09 § in Varie

L’ex console Vattani scrive un romanzo sulla Tokyo by night (Sole24ore, 23 febbraio 2016)

TOKYO – Lo definisce come un libro “nato come un noir sensuale e spietato e poi rivelatosi un vero e proprio viaggio iniziatico nel ventre di Tokyo. Il diplomatico nippofilo Mario Vattani, ex capo dell’ufficio commerciale a Tokyo ed ex console a Osaka, ha scritto il romanzo “Doromizu[...]


febbraio 24th, 2016 - 15:59 § in Comunicati stampa, Giappone, Rassegna Stampa, Varie

Doromizu: il Giappone noir del diplomatico Mario Vattani (AGI, 23 febbraio 2016)

(AGI) – Roma, 23 feb. – Viaggio iniziatico sensuale e spietato nel ventre di Tokyo: lo racconta il romanzo di Mario Vattani ‘Doromizu’ (Mondadori), in libreria da oggi. Doromizu in giapponese significa acqua torbida, fangosa. Mentre in Giappone il mizu-shobai – letteral[...]


febbraio 15th, 2016 - 18:49 § in Giappone, News, Varie

In libreria dal 23 febbraio il mio romanzo “Doromizu. Acqua torbida” edito da Mondadori, collana strade blu.

L’abbiamo detto: il 2016, anno della Scimmia, e quindi ispirato alla creatività e alla versatilità, non poteva che essere un anno speciale. Mi auguro lo sia, nel bene, per tutti noi. Tra ormai pochi giorni, il prossimo martedì 23 febbraio, uscirà il mio romanzo “Doromizu. Acqua torbida[...]