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gennaio 3rd, 2016 - 11:00 § in Varie

Il 2016 sarà l’Anno della Scimmia: meno conformisti, più creativi. Anche i diplomatici.

All’oroscopo cinese, con i suoi dodici segni zodiacali che si alternano ogni anno, si affiderà nel 2016 una buona parte della popolazione globale.

Con tigri, topi e dragoni, lo zodiaco cinese influenza non solo le scelte di lavoro e quelle amorose, ma anche la demografia. Lo sanno bene i genitori dei bambini nati nel 2007 sotto il fortunato segno del maialino d’oro, per le difficoltà di farli accedere alle scuole, causa sovrannumero. Cavalli di fuoco invece, nel 1966, ne sono nati pochissimi. Si temeva il loro carattere imprevedibile. In Giappone per esempio, il pregiudizio e quindi la paura di mettere al mondo delle bambine destinate a non sposarsi mai, spezzò brutalmente la ripresa demografica che si sperava avrebbe coinciso con il boom economico, per ripopolare il Giappone di giovani dopo il disastro del conflitto mondiale. Nella piramide delle età giapponese, gli effetti nefasti del 1966 sono ancora visibili.

L’anno prossimo ricorre l’anno della Scimmia. Chi è di quel segno ha un carattere socievole, è veloce, intelligente, si dedica con successo alle più svariate attività, è dotato di mille talenti. Ma il segno zodiacale non serve solo a indovinare in anticipo il carattere dei neonati o dei fidanzati: tradizione vuole che si cerchi di adeguare i propri progetti e i propri comportamenti ai tratti caratteristici di quell’anno. Perciò il 2016 dovrà essere un anno ispirato alla creatività e alla versatilità. La Scimmia insegna infatti che lo scopo della vita è migliorarsi, cimentarsi nel maggior numero possibile di attività, ivi comprese le arti. Questa regola generale è indirizzata agli uomini e alle donne perché vivano appieno la varietà del mondo in cui si trovano, la propria missione, il proprio destino.

A proposito di scimmie e di talenti, viene subito in mente la figura poliedrica del diplomatico olandese Robert Van Gulik. Fu scrittore, sinologo e studioso di culture orientali, e non ultimo, esperto di gibboni. Si trovava a Tokyo quando il Giappone dichiarò guerra al suo paese, e tra mille peripezie raggiunse la missione olandese a Chongqing, presso il governo di Chang Kai-shek. Da lì una vita diplomatica dedicata all’Oriente, ma non senza togliersi lo sfizio di pubblicare una lunga serie di romanzi polizieschi, protagonista il “giudice Dee”, e un saggio di piacevole lettura, su “La vita sessuale nell’antica Cina”. D’altra parte, nel variegato contesto nelle sedi esotiche, non è inconsueto che l’erotismo ispiri l’immaginazione dei funzionari. A volte ciò può dispiacere ai consorti, a volte no. Fu il caso del diplomatico francese Luis Jacques Rollet-Andriane e della moglie thailandese Marayat, che firmavano, sotto lo pseudonimo di Emmanuelle Arsan, i noti romanzi e film erotici “Emmanuelle”.

L’Oriente sembra avere sui diplomatici un effetto liberatorio, spingendoli ad osare di più, ad andare oltre. Sarà la distanza dell’Asia, che non si misura solo in chilometri, ma in gradi di contrasto di colori, di sapori, di valori, ad allontanarli dalla mentalità burocratica, verso quella libertà di pensiero che è chiave indispensabile per la conoscenza. Forse in Asia, apparire troppo attaccati alle proprie certezze, alla propria sicurezza, alla propria vita, ha il sapore dell’avarizia. Molti diplomatici italiani in Oriente furono grandi studiosi, come Giuliano Bertuccioli, Guido Amedeo Vitale, di cui F. Palmieri fa un commovente ritratto nel suo “Libro napoletano dei morti” (Mondadori, 2012), ma seppero anche osare. Auriti, Scalise, il sinologo ambasciatore Attilio Monaco, il cui figlio Adriano, anch’egli diplomatico, morì volontario in Albania, medaglia d’oro al valor militare.

Per chi come alcuni di noi, nella vita ha scelto la strada della diplomazia, è difficile non apprezzare le esperienze così varie di uomini liberi come questi. E siccome per fortuna nel 2016 l’allineamento dei pianeti sarà generalmente sfavorevole al pensiero unico, rendendo la vita più difficile a chi nega le aspirazioni individuali e quella genialità rinascimentale che è così intrinsecamente italiana, potremo aspettarci finalmente un raggio di luce in questo mondo, che alcuni personaggi vorrebbero invece triste e opaco.

Sì perché l’anno della Scimmia vale anche per i diplomatici, i quali come d’incanto potranno sentirsi meno burocrati e più creativi, e dedicheranno più tempo ai contatti esterni con colleghi stranieri, accademici, giornalisti e parlamentari. Nel tempo libero scriveranno articoli, volumi, romanzi, e impareranno le scale di sol maggiore. Faranno insomma tutte quelle cose che rendono davvero utile un diplomatico, perché gli aprono porte altrimenti chiuse, e spazi nuovi dove far valere gli interessi dell’Italia e degli italiani.

Con buona pace di certi grigi commissari politici. Quelli dovranno aspettare l’anno del coniglio.

 

 

 


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